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I complottisti selvatici hanno tutti la stessa conformazione, fanno uso di un vocabolario estremamente ristretto, non rispondono alle domande dirette e sono inclini a liquidare l’altrui tesi come “pensiero unico”, informazione tradizionale, asservita, pagata, falsa, manipolatrice. Se però gli chiedi qual è la sua idea, non lo sa. Ti dice che sicuramente non è come dici tu, perché quello che dici tu lo dicono tutti, è troppo mainstream, non può essere vero.
Quindi il complottista è una persona conformata all’idea che avere una visione netta delle cose sia sbagliato, che i media sono inaffidabili e che ritenere aprioristicamente infondata qualsiasi notizia sia più saggio che informarsi confrontando diverse fonti, approfondendo grazie a quello strumento fantastico chiamato Internet. Il primo approccio con un complottista selvatico dovrà contraddistinguersi per la mansuetudine e i modi pacifici, cercando di mostrare come il suo “dubbio costante” non sia originale quanto crede.
Se questo flusso di ciance avesse un fine lieto, il complottista selvatico dopo le prime diffidenze inizierebbe a non ritenervi un nemico; ma questo è un flusso di ciance, e in quanto tale fugge via, lasciando gli eventi orfani del punto fermo.