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Non amo parlare di me, trovo egoista costringere qualcuno ad ascoltare le tue pene.
Per questo non vorrei essere frainteso: le righe sottostanti non rappresentano uno sfiato di emozioni, ma una dichiarazione di intenti. 
Usare l’inchiostro come mezzo e non come fine, speculare sulla scrittura con la scusa dello sfogo.
Non sono il tipo. Sono solo quello che scrivo. E mi scuso per il rigurgito che lentamente macchia il foglio, ma non posso fare a meno di gridare il mio disprezzo per chi muove la penna col solo scopo di guadagnare. Lo devi amare come un figlio, sentire il fuoco che ti scalda dentro; prova a togliermi la penna e muoio adesso.

Sia chiaro, arricchirsi con un pezzo di carta non è un difetto, ma il vero profitto, in qualsiasi mestiere creativo, sono gli applausi di una platea, la fiducia di un lettore, la stima di un critico d’arte. Se stai leggendo questo testo, il mio ascensore è già al settimo cielo, non importa se il frigo è ancora vuoto.
Tutti grandi filantropi quando arrivano in cima. Tutti testimonial, dalla vetta. Tutti santi.

Mi chiedi un euro per il Congo e poi vai lì per un safari? Ambizione e incoerenza, questo è il vostro mondo, ma un vampiro resta tale per quanto si impegni a sbiancarsi i canini.
Non ho metà delle vostre sicurezze economiche, ma ho piena certezza di non fare ciò che faccio per trovare una sicurezza economica. Non voglio trasformarmi in una banconota, nello spessore del mio portafoglio.
Chi sono, allora? Una voce fastidiosa nella testa, la mela marcia, un rosicone, il gradasso che piscia le scarpe al capo? 
Niente di tutto questo. Sono il prodotto di me stesso, credo la somma di ciò che ho scritto.

Di ogni insulto, alle orecchie arriva solo un bisbiglio. È la disapprovazione ad avermi sempre stimolato, fortificato, dandomi costanza in quello che faccio; carta e calamaio come un vecchio scrivano che porta con sé i sogni al risveglio, accompagnato dalla paura costante di non riuscire a lasciare il segno.

Non sono mai sereno. Credo sia lo scotto per chi si prende il lusso di stuzzicare le corde dell’anima. Spesso sclero, questo o quello non va bene, al punto da chiedermi cosa spinga gli altri a volermi bene.
Indeciso di fronte a ogni bivio, con la faccia provata ma fiera di sapere che sono il solo artefice della mia strada. Un cammino ingannevole, che a volte muta forma, rendendomi incapace di capire se gli altri mi vengono incontro o sono io nella corsia sbagliata. Non fa niente.

Se morissi adesso, probabilmente accuserei me stesso di non aver fatto questo o quello, ma spero di addormentarmi sorridente, profondamente grato a chiunque mi abbia mai donato un solo istante del suo tempo. Ritengo che il mio percorso sia questo, non una guerra letteraria ma un progetto aperto; concentrato mi dico «Ste, rimani sveglio!». Non abbatterti adesso, c’è ancora il secondo tempo.

Stronzo questo mondo  che decanto, io provo ad acciuffarlo, ma forse del suo sguardo sono indegno.
Mi scuso se non vi ho messo abbastanza impegno, io sono questo, non avrei potuto fare di meglio.­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­