Catoptrofobia (1)

Dopo i fatti di Charlie Hebdo, entrare in contatto con Mr.B è praticamente impossibile. Negli ultimi anni, il signore che all’anagrafe risponde al nome di Black Humor è nemico giurato dell’opinione pubblica: televisioni, giornali, social network, talvolta persino i tribunali portano in bocca il suo nome. Dopo mesi di vana corrispondenza, mi sono recato direttamente negli uffici cimiteriali presso i quali lavora, nel tentativo di strappargli qualche dichiarazione. Lo attendo nella hall, dove l’andirivieni di sudici monologhisti sboccati impesta l’aria di antisemitismo e prostituzione minorile.
Mr.B mi accoglie nel suo ufficio, un locale arredato finemente, coi muri azzurro pastello, le mensole stracolme di Trudi e un santino di Padre Pio appeso sopra alla porta. Mi mostra orgoglioso la sua libreria, che spazia dal diritto alla filosofia, da Cinquanta sfumature di Afro al Manuale del perfetto jihadista. Mi sento subito a casa. Mr.B è un bell’uomo; ha un taglio sobrio e i baffetti a spazzolino, appena ricamati fra narici e labbra. La sua parlantina sciolta, il lieve accento teutonico e la fascia rossa all’avambraccio come segno di leadership mi ricordano l’eloquente figura dell’animatore da oratorio. In altre parole, una persona affidabile, coinvolgente, alla quale affideresti i tuoi figli, il tuo cane e il tuo vibratore, se necessario. Accendo il registratore, l’intervista ha inizio.

 

Se dovesse apparire in pubblico, come si presenterebbe?
Mi rivedo molto nella figura del pontefice. Io mi circondo di persone comuni. Dai pedofili ai ladri, perché davanti alla morte siamo tutti uguali e il nostro compito è dissacrarla. Anche se preferisco usare il verbo profanare.

Alla luce di questi incipit sprezzante, perché una persona dovrebbe difenderla?
Di cosa sono accusato, esattamente?  Devo difendermi da una questione morale, che ha implicazioni legali, forse sociali? Una battuta può offendere, ma finisce lì. Non è persecutoria, non è violenta. È peggio essere causticamente sarcastici o seriamente intolleranti, razzisti, omofobi? Se la battuta non si rifà a una precisa ideologia o a un fanatismo, da cosa dovrebbe essere difesa?

Fare un certo tipo di battute, sulle minoranze ad esempio, non pensa possa risultare discriminatorio?
Nient’affatto. Il black humour è inclusivo, appiana le differenze. Non ha paura di schernire un disabile, un malato terminale o un fan di Vasco Rossi. «Parità e uguaglianza», parole che sentiamo ripetere fino alla nausea. Come si costruisce la parità se usiamo, nei confronti delle minoranze, premure e trattamenti che evidenziano le differenze, invece di colmarle? Questa sì che è una discriminazione bella e buona. Sa chi manca di rispetto? Non colui che fa una battuta sugli storpi, ma chi, nella vita di tutti i giorni, pensa che un disabile sia una piccola bestiolina incapace di badare a se stessa, a cui rivolgere premure continue. Contribuendo, di fatto, a formare quel sentimento di inadeguatezza che colpisce determinate categorie, più o meno velatamente emarginate.

Se una persona che ha il cancro, la lebbra o peggio fosse fan di Vasco la sentisse, come dovrebbe reagire?
Non credo che possa accadere. Un umorista nero non cammina gridando volgarità ai passanti, così come un mangiatore di spade non va in giro ad affettare le persone. Semplicemente, una persona sensibile a determinate condizioni eviterà questo genere di comicità, come faccio io coi posti di blocco quando il sabato sera torno ubriaco dalle rapine in villa coi miei amici rumeni. Si tratta di soggettività e trovo assurdo che si giudichi una persona per le battute che fa. Come gli omofobi non capiscono che l’istituzionalizzazione del matrimonio gay non impone alcun limite agli etero, l’opinione pubblica deve comprendere che l’esistenza dell’umorismo nero non lede chi non lo apprezza.

Esiste un limite?
Non so a cosa si riferisce. Cos’è un limite, da cosa è dettato? La legge è l’unico limite che conosco. Se invochi la libertà di parola, devi essere pronto a difenderla da qualsiasi tipo di censura; se invece ritieni che la censura talvolta torni utile, forse non ami così tanto la libertà di parola. Le persone sono state solidali con Charlie Hebdo, che per anni ha depositato sterco sull’Islam, ma quando questo ha osato mettere bocca sulle criticità italiane, apriti cielo. La verità è che se Charlie avesse sparlato di voi, probabilmente sareste stai i primi, colpo in canna, a entrare in quella redazione.

Molti si preoccupano di un’eventuale normalizzazione del pensiero “cattivo” che si trasforma in “cattiva” azione.
L’errore risiede esattamente nell’idea che si tratti di pensieri “cattivi”. Esempio: stimolare la risata facendo leva sul sessismo non si può confondere come propaganda della misoginia. Guardare Fast’n Furious non fa di te un pilota clandestino, come Scarface non ti rende narcotrafficante o Pearl Harbour eroe di guerra. Se qualcuno prende sul serio l’umorismo nero -si tratti di un fruitore o un detrattore- in tal modo dimostra che non ha minimamente compreso con che spirito si affronta questo tipo di comicità. È come incolpare uno straniero di parlare una lingua che noi non capiamo. Non so se mi spiego…

Ci sono giornalisti, opinionisti italiani che invocano la censura preventiva, ne è al corrente?
Si riferisce a Selvaggia Lucarelli, immagino. Una persona che entra nei gruppi social per sottrarre contenuti umoristicamente sessisti da riproporre all’alba dell’8 marzo, in modo da raccogliere il bacino di indignazione femminile più ampio possibile? La Selvaggia Lucarelli che passò sulla graticola mediatica Belen Rodriguez, colpevole solo di essersi vista derubata di un sextape privato poi diffuso in rete? Quella signora condannata per diffamazione a mezzo internet, rinviata a giudizio per accesso abusivo a sistema informatico, violazione della privacy e concorso in intercettazione abusiva? La stessa che ancora oggi si guadagna lo stipendio speculando su scandali e battibecchi?

Non è che in Italia manca la cultura dell’umorismo nero?
Probabilmente, ma la questione non si limita alla concezione collettiva di umorismo nero –che è controverso per natura a prescindere dalla nazione- ma nell’idea che si ha della comicità stessa. Per ignoranza, l’opinione pubblica vorrebbe incasellare tutto nel cabaret, nella satira o nella parodia, ma questo è semplicistico e infaustamente arbitrario. Di umoristi neri in Italia ne esistono pochi e quei pochi, non li vedrete mai in tv. Fatevi due domande.

Vuoi fare un appello a chi non è d’accordo con te?
Facciamo sto appello (sbuffa – ndr). Il riso causato dal sentimento del contrario nasce dalla coscienza di aver compreso la realtà, averla scomposta e riassemblata nel suo inverso. È tutto qui il gioco. Non amarlo non è un crimine, ma come rispettate i fan di Vasco Rossi, dovete rispettare i miei fan, che forse rispondono a una morale più ferrea di coloro che, in nome dell’uguaglianza, vorrebbero stabilire delle categorie o dei frangenti su cui è ammesso scherzare e altri da mettere al bando.sf