Storie da un minuto (5)

Era nata in una famiglia disgraziata, da due brave persone troppo poco a posto con loro stesse. Gli opposti si attraggono, ma non sempre è una bella cosa. Cresceva come tutti i bambini, per somma di esperienze fatte, imitazioni, apprendimento, aspirazioni. E nascere in un ambiente socialmente insalubre, non era certo il migliore degli inizi. Capitava che li detestasse con tutto il cuore, domandandosi se due persone consenzienti, nel concepire la prole, avessero avuto la premura di accertarsi di averne la facoltà. Genitori si diventa, non ci si nasce, pensava; eppure nei film ti fanno vedere che puoi almeno provare con la farina, prima di prenderti un bebè vero.
Immaginate cosa significhi crescere in una casa piena di urla e singhiozzi, tensione, di rumori sordi e vetri infranti, silenzi assordanti, pesanti, chiassosi. Un padre assente, una madre apprensiva, lo sgobbone e l’apprensiva, babbo anaffettivo e mamma possessiva.
Una creatura destinata alla solitudine con dei ricordi di infanzia per nulla plausibili, eppure accaduti. Lo sapeva perché era lì quando sua madre la usava come strumento di ricatto; era lì quando il babbo, colmo di livore per le offese, alzava la voce e alle volte le mani. A sette anni imprecava, reggeva il capo della madre sboccante dentro a un cesso, conosceva le menzogne, i tradimenti, le volgarità peggiori e i dettagli sessuali di persone
estranee al focolare. Ma non erano dei mostri, non c’era cattiveria nei pensieri e nelle azioni, ma genuina incompetenza.
Il suo malcontento non era diretto, il suo malessere era il loro e viceversa. Sapeva di non meritarlo, nessuno lo meriterebbe, eppure accade; accade perché le cose devono accadere, perché presto o tardi accolli i fallimenti a coloro che hai affianco, li accusi di essere mostri, proprio come lei accusava i suoi vecchi.
Li accusava e scagionava ogni giorno, conscia di essere il frutto del disagio, il canale di scolo delle loro paure; un piccolo serbatoio settenne, undicenne, quattordicenne, in cui ficcare odio, rabbia, disgusto, sgomento, aspirazioni infrante, scopi perduti. Prendeva un palloncino e lo gonfiava fino ai limiti. Se non scoppiava, sapeva che sarebbe morto un po’ alla volta per sempre.