sulla criminalizzazione papale dell'aborto

Cosa ci dicono le parole che papa Francesco ha recentemente speso a proposito dell’aborto?
Come si pongono nei confronti del fatto che questa pratica è legalmente riconosciuta in Italia?
Le donne cattoliche che hanno interrotto una gravidanza cosa avranno provato vedendosi paragonate al mandante di un omicidio su commissione?

Le affermazioni di Bergoglio mi hanno lasciato tantissimi interrogativi. In particolar modo sullo stato di salute del cattolicesimo in Italia. Tuttavia, anche nel mondo laico c’è chi è rimasto indifferente a queste affermazioni, sostenendo che aspettarsi dal capo di una religione formalmente contraria all’aborto una posizione differente sarebbe stato ingenuo. Vero in parte, ma non voglio correre il rischio di liquidare la faccenda sbrigativamente, fermandomi a valutare non tanto il senso delle parole di Bargoglio -di per sé abbastanza esplicito- ma l’effetto che può aver prodotto nelle persone che traggono conforto, consiglio o ancora insegnamento dalle parole del pontefice.

Dal tentativo di Bergoglio di ridurre l’interruzione di gravidanza a un omicidio su commissione spicca fortemente la mancanza di interesse per la gestante, per il suo equilibrio psicofisico e per le molteplici forze in gioco al momento di una scelta così importante. Anche qui, si potrebbe obiettare che la Chiesa Cattolica non tiene in gran considerazione la figura femminile, ritenendola sempre e comunque sacrificabile in favore della procreazione (Francesco si oppone all’aborto anche in caso di diagnosi prenatale di una malattia), ma la scelta di abortire deve essere consapevole quanto quella di diventare madre.

Vedere un leader religioso fare leva sui sensi di colpa per riaffermare una visione del mondo opprimente, in cui la religione sorveglia sulle scelte dei fedeli mi desta qualche allarme, anche perché paragonare l’esercizio di un diritto legalmente riconosciuto a un omicidio si pone in aperto contrasto con la legge. In tal senso, la similitudine omicidio-aborto acquista un senso non solo morale ma politico. Negli stati a maggioranza cattolica (Brasile, Messico, Stati Uniti, Filippine, Italia) non sempre l’aborto è legale e questo presta il fianco alle affermazioni di Bergoglio. Nondimeno, il suo discorso è stato pronunciano in italiano, rivolto in larga parte a fedeli che vivono in uno Stato in cui la legge disciplina la materia dell’aborto, nonostante la pratica non sia stata pienamente assorbita dalla popolazione.

Credo che il punto sia proprio questo. Bergoglio sfrutta le zone grigie di un terreno ancora parzialmente favorevole alla sua narrazione per intercettare le mentalità più fragili e mantenere in tal modo lo status quo.
La Chiesa sa cambiare il suo punto di vista. Lo ha dimostrato eliminando la pena di morte dal Catechismo, aprendosi alla cremazione post mortem e ammettendo la conciliazione di divorzio e eucarestia. Cambierà opinione anche sull’aborto, che dietro vi siano motivi più o meno utilitaristici non ha importanza. Ciò che conta è che in uno stato di diritto la religione tenga il passo con l’umanità e non il contrario.