Il guardiano del faro

Non c’è nulla da fare nella guardiola di un faro. Però la volta celeste brilla che è una meraviglia. Fossi stato solo, quelle notti non avrei saputo come ingannarle. Mi facevano compagnia un amico e un mazzo di carte.
I guardiani dei fari rimuginano in continuazione. Non volevo diventare un vecchio eremita avido di soliloqui, ma le partite a scala venivano a noia e di motori nautici, pesca e burrasche, già ne sentivo parlare tutto il giorno da mio padre. I silenzi favorivano le sigarette, ma l’amico non fumava e questo mi salvava il pacchetto. Era la noia a dettare i tempi, dilatava i discorsi, e l’infrangersi delle onde copriva le parole più sommesse.
Con lo schiarirsi del cielo, anche le conversazioni si schiarivano, il fragore svaniva con la marea, scappava verso il centro della terra. Al mattino, assolto il mio compito di guardiano, l’amico mi rivolgeva il suo timido buongiorno e silenzioso, abbandonava la stanza. Grato per il tempo speso nei miei riguardi, lo guardavo allontanarsi sul bagnasciuga, che i suoi passi leggeri non riuscivano nemmeno a scalfire.